BIOLINE JATÒ: UNA GIORNATA DI BELLEZZA E BENESSERE

Metti una giornata a Trento accompagnata da una fresca aria di montagna, un buon pranzo di fronte al Duomo della città e una completa immersione nel benessere. Il risultato? Una giornata con Bioline JaTò!

Chi l’ha detto che la bellezza è pura essenza di vanità? Sarebbe riduttivo vederne solo l’aspetto edonistico in quanto l’anima vera della bellezza è strettamente legata alla cura del proprio corpo. Potremmo definirla un percorso verso il sentirsi bene, ed è proprio su questo concetto che si fonda la filosofia di Bioline JaTò.

Come ci racconta la signora Clara Macchiella Corradini  – dalla quale siamo state gentilmente ospitate -, titolare del brand, l’azienda nasce circa 40 anni fa quasi per gioco. Bioline JaTò prende vita dal fallimento di un primo progetto legato alla creazione di una linea prodotti per le terme di Comano, in Trentino. Archiviare quanto era già stato avviato sarebbe stato un vero peccato, da qui l’intuizione di sviluppare una linea pura a base di estratti naturali da destinare ai centri estetici.

Ed è così che inizia il percorso di Bioline JaTò, una gestione tutta familiare fortemente connotata dal modus vivendi dei suoi proprietari. Un mix di tradizioni e valori che si impongono, oggi, a livello internazionale.

Alternanza & Diversificazione

Due parole-chiave sulle quali Bioline JaTò ha strutturato la propria realtà. Ognuno di noi è diverso, ogni corpo lo è. Cambiano le stagioni, i bioritmi e di conseguenza le esigenze. Proporre un trattamento uguale per tutti sarebbe un errore. Per tale ragione l’azienda punta sulla formazione delle estetiste, l’abilità di una professionista risiede infatti nella capacità di saper proporre prodotti diversi a seconda della cliente, del periodo, etc. Il suo compito è quello di accompagnare la persona verso un percorso durante il quale il corpo possa essere vissuto non solo come qualcosa di prettamente fisico, bensì come un insieme di emozioni e sensazioni. Chi si rivolge a un centro estetico, infatti non chiede solo la soluzione ai propri inestetismi, al contrario vuole vivere un’esperienza di benessere che appaghi i suoi sensi.

In ciascuno di noi la sfera fisica e quella emozionale sono interconnesse e in equilibrio ma a volte, relazionarsi con il nostro corpo può essere complicato. A maggior ragione è fondamentale che l’estetista riesca a capire quello che chiede il cliente: non soltanto un trattamento estetico ma la voglia di sentirsi bene.

Bioline JaTò, costantemente attenta alla professionalità di chi utilizza le proprie linee, ha istituito una vera e propria scuola per offrire un’istruzione che spazia dalla pratica dei massaggi alla gestione dei prodotti, dall’organizzazione di eventi beauty alle tecniche manageriali.

Feel Good. Look Good.

È il mantra dell’azienda e dà vita a quello che potremmo definire un vero e proprio metodo innovativo basato sulla VERSATILITÀ (ci si rivolge sia agli uomini sia alle donne), PERSONALIZZAZIONE (costruzione di un trattamento ad hoc), SEMPLICITÀ (classificazione semplificata dei singoli prodotti), NUOVE FORMULAZIONI (evoluzione della cosmesi, tecnologie avanzate e maggiore efficacia dei prodotti).

Bioline JaTò opera in un settore che si rinnova costantemente, grazie ai progressi in campo scientifico e ai ritrovati più innovativi frutto della ricerca, è possibile puntare sempre a nuovi traguardi. Nascono sostanze funzionali più moderne ricavate per lo più in modo puro, essenziale e concentrato e si garantiscono così performance superiori, necessarie per migliorare l’aspetto sensoriale e rendere il prodotto più d’impatto per il consumatore.

Relax

Durante il nostro giorno con Bioline, abbiamo avuto modo di provare sulla nostra pelle (ed è proprio il caso di dirlo!) uno dei trattamenti professionali. Un momento di relax per rigenerare a pieno tutta la parte bassa del corpo. Il primo prodotto a essere utilizzato è stato uno scrub esfoliante (exfo marine) a base di cristalli di sale. Rimosse le cellule morte, è stato applicato l’olio drn cell, fondamentale per promuovere l’elasticità dei tessuti e rendere la pelle levigata. In ultimo, un latte corpo emolliente capace di dare all’epidermide un sollievo immediato.

Se vuoi saperne di più, ti invito a visitare il sito di Bioline JaTò e a seguire l’azienda sui social con gli hashtag #ungiornoconbioline, #bioline, #biolinejato e #bluebeauty.

 

AUTUNNO E MALINCONIA: RACCONTI DI FINE ESTATE TRA RICORDI E QUOTIDIANITÀ

Estate, un piacevole ricordo che sbiadisce a poco a poco tra i caldi colori dell’ autunno. Le giornate si accorciano, le temperature si abbassano ed è facile farsi prendere dalla malinconia.

Mare, spiaggia, viaggi, amori estivi, tramonti con gli amici…tutto sembra incredibilmente lontano e riprendere la vita ordinaria appare difficile se non impossibile. Depressione? Tecnicamente la chiamano Holiday Blues o Sindrome da rientro, all’italiana. E se durante l’ autunno questa patologia compare generalmente in modo lieve e transitorio, in alcuni casi può degenerare.

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DALLA PUBBLICITÀ DEL BUONDÌ AL POTERE DELLA PUBBLICITÀ

Mentre il mondo si preoccupa per gli attacchi nucleari della Corea del Nord, in America gli uragani devastano intere regioni e Ryanair cambia all’improvviso le regole per trasportare il bagaglio a mano, noi in Italia ci indigniamo per la pubblicità del Buondì. Uno spot politicamente scorretto? Sicuramente efficace.

Qual è il potere della pubblicità? Persuasione, coinvolgimento, dibattito. E non importa se quanto viene rappresentato in uno spot è spesso poco veritiero o lontano dalla realtà, ciò che conta è l’impatto sul consumatore. È il caso di dire che con la pubblicità del Buondì, la Motta ha proprio fatto centro. Ops, forse sarebbe stato più opportuno trovare delle altre parole visto che a scatenare la grande polemica degli ultimi giorni è stato proprio l’enorme asteroide che colpisce la mamma miscredente. La sua colpa? Aver negato l’esistenza di una colazione leggera e golosa. Stessa sorte per il papà che, anche lui scettico, subisce la vendetta dal cielo. Insomma, la figlia – più che traumatizzata – pare essere rimasta digiuna.

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INSTAGRAM STORIES: FINESTRE DI FELICITÀ

Ventiquattro ore. Video, foto, boomerang: frammenti di vita estemporanei. Instagram Stories, funzione che il celebre social network ha copiato al meno fortunato Snapchat, non è altro che un modo per rispondere alla classica domanda Cosa stai facendo?

Perché limitarsi alle parole quando si può raccontare la propria vita attraverso le immagini? E soprattutto perché non dare, anche ai momenti più ordinari, un tocco di colore? Condividere foto e pensieri sui social sembrava un punto d’arrivo, ma Instagram Stories ha cambiato qualcosa. Ventiquattro ore la durata dei contenuti online, piccoli pezzi di vita privata regalati ai propri follower. Banalità? Mai! Se un amico ti telefonasse mentre prendi il sole in spiaggia, probabilmente ti limiteresti a dirgli che ti stai arrostendo sulla sabbia. Ma se posti una storia su Instagram Stories, è tutta un’altra musica. Anche le attività più noiose possono essere vendute come esilaranti momenti di divertimento. Aggiungi un filtro, un paio di hashtag, qualche adesivo fancy, una geolocalizzazione cool e il gioco e fatto.

A volte esistere sui social è più facile che sopravvivere nella giungla della realtà. E le Stories in fondo non sono altro che una finestra dalla quale, in pochi secondi, hai la possibilità di mostrare all’esterno ciò che vuoi raccontare di te.

È il gioco delle percezioni, del voler apparire felice a tutti costi perché poi è quello che tutti noi vorremmo essere. Il boomerang di un brindisi con gli amici, il video di una canzone pazza cantata in auto, lo scatto di un outfit prima di uscire da casa. E poi? Cosa succede dopo quei momenti di condivisione su Instagram Stories? Le bottiglie si svuotano, gli amici vanno via, si scioglie il make-up e cadono le maschere. L’inquadratura si allarga e ciò che spunta è la vita vera.

Ma sognare e lasciar sognare è un diritto. Una parentesi di un giorno intero per ricordare a noi stessi e a chi ci segue che qualcosa di bello, in questo mondo tanto duro, esiste. Che il piacere di condividere un tassello di gioia non diventi mai ostentazione, è questo ciò che conta. Potrà prevalere il desiderio di tuffarsi in un bel boomerang per rivivere all’infinito quei pochi secondi che ci hanno reso contenti, ma la soddisfazione più grande è premere play e portare avanti la vita vera.

Instagram Stories, dal canto suo, ha il pregio di rendere talvolta ‘più umani’ anche quei divi inarrivabili che saltuariamente decidono di mostrarsi per come sono, magari coi figli, in palestra o al mattino senza trucco. E allora la finestra ‘si ribalta’, scoprendo per pochi istanti quel mondo sincero e non patinato che ci allinea alle brillanti celebrità da copertina. È la democrazia dei social.

Ph instagram @naylac_

What are the right words? . . . . . #work #me #love #hotel #design #typewriter #vintage #fashion #Luxury

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MODA: PER TUTTI O DI TUTTI? QUANDO IL FASHION SI FA POP

La moda è per tutti. Vero o falso? Dipende. Farne una questione di tipo economico sarebbe scontato: siamo davvero sicuri che ciò che spesso rende il patinato mondo del fashion distante da quello di noi comuni mortali sia il prezzo di un abito o di un accessorio?

Non è tutta colpa dell’etichetta. Il fashion system ci ha abituati ad abiti fiabeschi e a prezzi proibitivi, inoltre il mondo dell’haute couture è solito rendersi inavvicinabile ponendo una barriera fatta di raso, seta, paillettes e una cospicua fila di zeri. Eppure la moda appare spesso distante dalla realtà anche quando le cifre non sono così esagerate, anzi perfino quando ci si muove nel cosiddetto mass market.

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MODA: IL LESSICO MADE IN FASHION RACCONTA LE PASSERELLE

Se vale il detto “Parla come mangia”, visti gli standard a cui il fashion system ci ha abituato, il mondo della moda dovrebbe tacere. Piccole porzioni per piccole parole, eppure l’universo glam fatto di copertine patinate e scintillanti alfabeti è sempre in prima linea quando c’è da sfornare qualche neologismo dal sapore internazionale.

Se dovessimo elencare ogni singola voce del dizionario della moda, la lista sarebbe infinita. Non solo termini universalmente riconosciuti, bensì anche tante parole nate per definire una nuova tendenza o per rendere accattivante qualcosa che prima non lo era nemmeno lontanamente. Il potere del lessico della moda è dare quel tocco in più, dare luce e voce a ciò che è spento. È un riflettore che decide chi e cosa rendere protagonista.

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INGLESE, INDIGESTIONI VERBALI PER ITALIANI COOL ‘N POSH

Italiani popolo anglofono? Yes, non solo per dovere ma per scelta. L’inglese spopola, a volte (il più delle volte!) a sproposito sulle bocche degli abitanti del Bel Paese specialmente in quei contesti business dove esprimersi con termini stranieri è un must assoluto.

Certa che si sia colta l’ironia, vi sfido a sostituire le tre parole in inglese che ho appena usato con dei sinonimi made in Italy: ‘sì’, ‘professionali’, ‘tendenza’. Perché, a fronte di una lingua ricca come la nostra, si tende a rimpiazzarla con un lessico dal gusto esotico? Perché fa cool. È figo, alla moda. E così, tra le scrivanie dei milanesi imbruttiti senti parlare di business plan, meeting e pause a base di coffee e sushino. La sera, basta qualche attimo per rifarsi il look, scegliere l’outfit e correre a fare un happy hour. Attenzione alle indigestioni di inglese. Bacon, eggs e fonemi anglosassoni possono diventare velenosi.

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SOCIAL NETWORK: KIT DI SOPRAVVIVENZA PER INTERNAUTI CONFUSI

Il mondo di internet è una giungla e i social network, nati come casette nel deserto, sono diventati ormai delle vere e proprie metropoli. Ognuno, col suo profilo, ha modo di vivere e raccontare le proprie giornate. Si tratta di una vita parallela o di uno specchio della realtà?

Nome, cognome, soprannome – se capita -, foto profilo. Voilà, poche mosse e la tua identità digitale è servita. Esistere sui social network è molto semplice, resistere un po’ meno. Seduti dietro uno schermo risulta quasi automatico lasciarsi andare a commenti e sfoghi che difficilmente avremmo il coraggio di fare davanti ai diretti interessati. Facebook soprattutto, per molte persone diventa una piazza dove urlare le proprie frustrazioni, dove condividere rabbia e sconforto o, al contrario, dove ostentare amore e felicità come nemmeno Pollon dopo la famosa polverina che sembra talco ma non è!

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BORSE E UOMINI: GLI ACCESSORI A CUI LE DONNE NON DICONO DI NO

Le donne amano la moda e pertanto non possono fare a meno di abiti, scarpe, gioielli e capricci di ogni genere. Ma sono due gli accessori a cui il genere femminile è difficilmente pronto a rinunciare: le borse e gli uomini. Sì, anche gli uomini. Del resto Ken non ha forse trascorso tutta la vita nel ruolo di accessorio di Barbie?

Perché accada ciò è molto semplice: tanto le borse quanto i maschi rappresentano dei potenziali compagni di vita. Che sia uno zaino, una sacca, una pochette o una tracolla, la borsa è sempre al fianco di una donna. Ne custodisce gli oggetti più cari, si abbina al suo stile di vita e si adegua a ogni circostanza. Può durare per sempre o essere utilizzata per un paio di occasioni e poi mai più. Notate qualche differenza con gli uomini? Bhé forse una, gli XY non si adeguano a ogni circostanza.

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T-SHIRT E RACCONTI: COME E PERCHÉ UNA MAGLIETTA PUÒ RIVELARE MOLTO DI NOI

Abbigliamento e personalità camminano a braccetto. A dispetto del famoso proverbio secondo cui l’abito non fa il monaco, ciò che indossiamo dice molto di noi. Il capo per eccellenza che in certo qual modo parla e rende visibili i nostri pensieri è la t-shirt.

Apri l’armadio e i cassetti e inizia a contare quante magliette ci sono. Sicuramente almeno venti, la maggior parte dimenticate sul fondo e appartenenti a un periodo lontano. Ricordi quando accumulavi le t-shirt con su scritto il nome delle città visitate? Soltanto di Parigi credo di averne almeno cinque.

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